SVEGLIA!

Una volta nel mio palazzo è successo il finimondo.
Sono arrivati, tutti insieme, Ambulanza, Polizia, Pompieri.
Tutto maiuscolo, voi capite, mica capita tutti i giorni.
Io mi faccio sempre i fatti miei, ma le sirene, quella volta lì, erano davvero troppe, quindi sono uscita anch’io a vedere, soprattutto per capire se potevo rendermi utile.
Dopo tutta una serie di grida e pianti e capelli strappati, ho capito che la signora di tre piani sotto al mio, che mi stava molto simpatica, non riusciva a entrare in casa, dove era chiuso il figlio adolescente.
Non sto nemmeno a descrivervi lo scompiglio.
A un certo punto è arrivato il padre del ragazzo. La madre, la mia condomina, da donna moderna qual era, aveva una vita sentimentale plurima, con alcuni figli da padre diversi.
Il genitore di quell’adolescente lì, evidentemente chiamato d’urgenza,  arrivò sconvolto, vestito di nero con un papillon. Confesso che impiegai almeno cinque minuti e mezzo per capire che non era una farfalla (un farfallone) notturno ma che faceva il cameriere in un locale elegante.
Era un uomo piccoletto e compatto, non lo avevo mai visto, che prese subito a gettarsi contro la porta chiusa, al di là della quale, secondo tutti, giaceva, inanimato, inerte, probabilmente morto, il ragazzo.
Ma io la pensavo diversamente.
In quel macello, in quel frastuono, in quel non capire niente di tutto, con l’ambulanza (minuscolo) pronta con la lettiga e i pompieri (minuscoli pure loro) che, muscolari come sono, non vedevano l’ora di intervenire, ricordo che io riuscii a dire a un paio di vicini: ‘Secondo me Cristiano (il nome del ragazzo) dorme e non sente, fra le altre cose, il campanello’.
Così fu.
Dopo che la madre legittima ebbe pianto tutte le sue lacrime, che il padre-farfalla si fu scassato una spalla a forza di colpire il portoncino dell’appartamento, dopo che la condomina di sotto ebbe partecipato alla tragedia e quella di sopra ebbe deciso di prendere parte al lutto, il giovane Cristiano, tutto tranquillo, aprì la porta di casa, spettinato (era un adolescente pieno di capelli come spesso sono gli adolescenti), grattandosi la testa, con addosso i blue jeans e la giacca di un pigiamino totalmente inadatto alla situazione.
Che succede, chiese, strofinandosi gli occhi.

Io sì, che li conosco, gli uomini.
Quando dormono non li svegliano manco le cannonate.
Quando sono sani, intendo.
Appena la vita li tocca e li corrompe, ecco che hanno difficoltà di sonno.
Comunque, quella sera finì lì, probabilmente la signora di tre piani sotto al mio fece una scenata sgangherata al figlio, che non aveva altra colpa se non quella di aver dormito il sonno di un ragazzo.

Io ho il sonno leggerissimo, quindi sento la sveglia prima che suoni.
La sento perché la sveglia, prima di suonare, emette pure lei un pure lui leggerissimo suono, una specie di tic.
Ciò non toglie che, se ho una cosa importante da fare,  per esempio un treno da prendere, metto anche la sveglia del cellulare.
E se ho una cosa ancora più importante, per esempio sono in possesso di trenta biglietti d’aereo per trenta persone per un viaggio, metto anche la sveglia del telefono fisso.
A quel punto, dormo tranquilla. Ho fatto, umanamente, tutto quello che era possibile fare per svegliarmi.
Aggiungo anche che dormire mi piace molto e che mi riesce benissimo, quindi, in questi giorni romani di neve (marzo 2018) e di vacanze inattese, spalancate di botto davanti come un regalo improvviso (ogni tanto un regalo, se scelto bene, non mi dispiace), mi sono tranquillamente svegliata fra le 10:00 e le 10:30 del mattino, dicendo fra me e me se mi ci metto, se mi impegno, dormo pure fino a mezzogiorno.
Tutto questo preambolo per intonare un peana alla mia sveglia, che è vecchia, analogica, che è cascata a terra un milione di volte, ma che, pure, ha perso ben poche delle sue funzioni (per esempio, non si accende più la lucina che ha in basso quando premo il pulsante), conservando tutte le altre: lancette fosforescenti, visibili al buio, solidità e, soprattutto, una puntualità più o meno affidabile.
Ho provato a cambiarla, proprio perché era scassata, e ne ho comprate altre due, ma facevano continuamente tic tic tic e, come ho detto, ho il sonno leggero, e dormire con sul tavolino da notte quella tortura proprio non si poteva.
Quindi una delle nuove sveglie è finita in una cassetto e l’altra nella mia stanza da bagno, dove può fare tic tic tic quanto vuole, tanto, quando la guardo per vedere quanto tempo impiego a truccarmi, manco la sento.
E la mia vecchia sveglia me la porto pure in viaggio, applicandole due pezzi di nastro da pacchi sul pulsante on/off, così non si mette a fare scene all’aeroporto quando consegno la valigia.
E oggi ho deciso di intonarle un peana perché proprio quando avevo fretta mi è caduta la pila di libri che avevo sul tavolo da notte, ho salvato la mia bella lampada design ma non il resto, per esempio la crema per le mani e le matite e anche le cose privatissime che hanno sempre le donne.
Ma sono uscita perché ero in ritardo e ho pensato stasera riordino un po’ i libri.
E alle 21:30 circa, d’accordo, ho cenato tardi ma ho avuto da fare, un suono inconfondibile è arrivato dalla mia camera da letto.
E ho posato il bicchiere e la forchetta e sono andata e mi sono messa a cercare e mica capivo, e mica la trovavo.
Mi sono infilata sotto al letto e l’ho vista: fedele, precisa, ordinata, uno dei punti più fermi e solidi della mia vita, la mia sveglia, che avevo puntato sulle 9:30 non mi ricordo quando, forse quattro giorni fa, forse perché avevo fatto tardi la sera prima e temevo di non svegliarmi a un’ora decente, insomma, la mia sveglia, che era caduta a terra con i libri, che io non avevo raccolto e, anzi, alla quale non avevo nemmeno pensato, messa in azione dalla botta che aveva preso, faceva il suo mestiere e mi diceva di svegliarmi.
L’ho recuperata, deliziata per la sua tenacia e il suo attaccamento alla causa.
Proprio quello che ci vuole, quando la vita corre rapida e, soprattutto, non si sa mai da che parte sta andando.

Vi offro e vi propongo qui un delizioso video di chi, contrariamente a me, che la amo moltissimo e che le dedico pure un articolo del mio blog, la sua sveglia non la ama. E la trasforma e la rifiuta e l’allontana.
Per poi ritrovarsela addirittura nel letto e dormirci insieme.
(Grazie alla mia amica Laura che mi ha fatto conoscere questa delizia)

 

2 Comments

Aggiungi il tuo →

  1. Mariacristina

    18 marzo 2018 — 21:23

    Rosella carissima il video della Pantera rosa e ‘ imperdibile ma il tuo rapporto con la sveglia , cioè le sveglie mi ricorda il mio : tele fono fisso , cellulare , sveglia telefonica e poi mi sveglio prima che ‘il,paese dei campaneii’cominci ad attivarsi .come sempre a domani per sentire insieme quanto grande e il valore della scuola nelle nostre vite

    • Rosella Gallo

      18 marzo 2018 — 22:17

      Mariacristina carissima, sono onorata di queste nostre, ulteriori affinità. Quanto alla Pantera rosa, poi, sono ancora più d’accordo, è imperdibile. Ci ritroviamo domani, con piacere autentico, facendo scuola e di scuola parlando, ovvero ragionando, in una sola parola, sulla nostra vita e su come, stando al mondo, la viviamo. Sempre e comunque grazie, di tutto

Lascia un commento

5 + venti =