Intrasportabile.
Ingestibile.
Indigeribile.
Il cocomero.
Autentico concentrato degli orrori estivi.
Serate sulla terrazza che hanno il loro acme nel cocomero, vuotato e riempito di altro cocomero, tagliato a tocchi o fatto a palline, un cocomero elevato all’ennesima potenza, con dentro gli stecchi sui quali è infilzato ancora cocomero, un incubo che dura tre mesi, dove ti giri, c’è cocomero.
Peggio del gelato, c’è solo il cocomero.
Sono stata sposata per anni con un uomo di eleganza principesca, il cui stile ancora rimpiango, che però in certe occasioni si trasfigurava.
Una di queste occasioni era quando vedeva un cocomero, ci si lavava le mani e la faccia, ogni tanto rientrava a casa con un cocomero di dimensioni ciclopiche, vuotava il frigorifero e ce lo metteva dentro a rinfrescarsi.
Poi me lo offriva.
Ho sempre rifiutato.
Lui era di eleganza principesca però aveva delle stranezze. Per esempio, era un divoratore di cocomero ma non mangiava i cetrioli, hai voglia a spiegargli che erano della medesima famiglia, sempre di simil zucche si trattava.
Inoltre, lo dice l’Accademia della Crusca, e se lo dice lei vuol dire che è vero, «nello slittamento settentrionale dei termini, cocomero indica il cetriolo».
E in greco il cetriolo si chiama angoúri e il cocomero, pure in italiano, si chiama anguria.
Se penso che abbiamo divorziato (anche) per via del cocomero, mi viene da piangere.
Una volta al supermercato ho visto una ragazza che rotolava un cocomero colossale.
Lo rotolava a terra.
Ce l’avevo davanti. Allora ho pensato non è che questa adesso prende il cocomero col quale ha pulito tutto il supermercato e lo mette sul nastro della cassa.
Ce l’ha messo.
La mia teoria è che la gente davanti al cocomero perde la testa.
Ci sono cibi che fanno perdere la testa alla gente: quelli afrodisiaci, che fanno perdere la testa in quel senso; e il cocomero, davanti al quale i più si trasformano in esseri immondi con la canottiera madida e la pancia di fuori.

Tony Leung in Wong Kar-wai, In the Mood for Love
Le canottiere addosso agli uomini sono sexy solo nei film di Wong Kar-wai.
Dove peraltro non ho mai visto mangiare un cocomero.
Inoltre, un conto è Tony Leung.
Un conto è quello che si ferma con la macchina e con addosso la canottiera dal cocomeraro e si rinfresca perché sente caldo.
Il cocomero è capace di tirare fuori dall’estate il suo lato peggiore. Le toglie il senso della libertà, del corpo che si sposa con l’aria, il gusto dei piedi nudi e del bucato che si asciuga subito.
Il cocomero rende l’estate impresentabile.
Tutti i tentativi per rendere il cocomero più maneggevole sono patetici.
La Baby o Mini Anguria sembra uno scherzo della natura, fa pensare alle mutazioni per cui scienziati pazzi, con lo scopo di produrre in un laboratorio di eugenetica la razza perfetta, danno vita al mostro: Frankenstein a modo suo, era pure lui un cocomero.
Manco baby o mini.
Pure grosso.
Nella serie Six Feet Under, quella dei becchini di Los Angeles, con la quale mi sono intossicata tre estati fa, vedendo le cinque stagioni, sessantatré episodi, tutti di seguito anche a suon di tre episodi al giorno (non ho ricominciato solo perché dovevo prendere un aereo), il protagonista, Nate Fisher, delizioso, e come fai a non innamorarti, ha una compagna, Brenda, che non definirei stramba ma che alla stramberia si avvicina parecchio.

Nate & Brenda
Lei ha un rapporto ambiguo con il fratello Billy.
Si rincorrono, si esibiscono, si desiderano.
Evidentemente.
(La serie parla di becchini, abbiamo detto. Dunque, di morte. E Thanatos è sempre con Eros, notoriamente. Altrimenti, che gusto ci sarebbe a vivere, evidentemente).

Cocomeri quadrati
Brenda è molto fascinosa però non ci si può non schierare dalla parte di Nate (anche perché lui è carinissimo e non puoi non innamorartene) quando una volta, in ascensore, esasperato dal tira e molla, dalle provocazioni e dagli intorcinamenti di lei, le dice fa’ così, c’è un posto al mondo dove fanno i cocomeri quadrati, tu ti sistemi lì con tuo fratello, ci fai l’amore liberamente e la pianti di tormentarmi.
(E uno, una, pensa subito: se hai voglia di consolazione, cercami, sono quasi normale. Fra l’altro, i cocomeri mi fanno orrore. Tutti. Quelli quadrati, manco a parlarne).
Come voi, anch’io sono stata e sono ancora ogni tanto una grande lettrice di peanuts.
Ma la faccenda del Grande Cocomero non l’ho mai capita.
So che questo Great Pumpkin, che è poi una simil zucca, tale e quale al cetriolo, è «una figura soprannaturale che si alza dalla zucca la sera di Halloween e vola in giro portando giocattoli per bambini sinceri e credenti».
A parte la bestialità di Halloween importata dalle nostre parti, il solo pensiero di un cocomero definito d’ufficio grande mi fa stare male.
Allora, spero di essere riuscita a spiegarmi.
Quando ci vediamo, non offritemi tutti contenti una fetta mastodontica di cocomero.
E non invitatemi a feste in terrazza con il cocomero protagonista.
Potrei diventare molto, molto cattiva.
(E rimanerci molto, molto male).