
Totò, Peppino e la malafemmina, 1956
Con Totò c’è solo un avverbio di differenza.
La versione della domanda è: «Per andare dove dobbiamo andare, come dobbiamo andare?».
Lui chiedeva per dove, a un vigile urbano locale.
La differenza fra Napoli e Milano sta invece tutta nel corno che il principe de Curtis porta attaccato al panciotto: al Nord non hanno bisogno di fortuna.
Ma lasciamo i due viaggiatori alle prese con la ricerca della malafemmina di cui si è invaghito il nipote e torniamo a noi.
Ovvero al problema che hanno tutti i romani quando devono andare da qualche parte: come fanno ad andare?
Mezzi pubblici insufficienti.
Parcheggi inesistenti.
Non ci si crede, che una metropoli grande e importante come Roma possa avere un problema strutturale così pesante, quello di non sapere come andare da una parte.
Uno poi si abitua, però appena esce fuori un confronto con un’altra città, si afferra lucidamente il lato surreale della situazione.
Altro che Totò e Peppino.
Io ho sempre abitato in quartieri dove non c’era parcheggio.
Dove sto adesso ho risolto con il garage, che è un luogo per me molto importante, che compensa tutte le mancanze con la quantità di servizi che offre.
Servizi non solo legati alla macchina.
Dentro ci tengo pure la bicicletta.
Lì mi faccio consegnare, come fanno tanti clienti, quasi tutti i pacchi.
Da loro passo a fare un saluto, chiedere notizie delle ferie, vedere la fine di una partita.
Sono aperti diciotto ore al giorno per sette giorni a settimana, tutto l’anno. Questo significa che mi è capitato solo due volte di lasciare la macchina per strada.
Ma avevo davvero fatto tardi.