Ispirazione (page 4 of 10)

Mi ispirano molte cose, alcune persone, città, film, romanzi, riviste, luoghi, umori. Ve li racconto, in modo che possiate trarre anche voi ispirazione da tutto ciò che aiuta a stare al mondo.

NEWSLETTER #46. CHI TOCCA BAMBINO (DIVENTA PADRINO)

Totò, Peppino e la malafemmina, 1956

Con Totò c’è solo un avverbio di differenza.
La versione della domanda è: «Per andare dove dobbiamo andare, come dobbiamo andare?».
Lui chiedeva per dove, a un vigile urbano locale.
La differenza fra Napoli e Milano sta invece tutta nel corno che il principe de Curtis porta attaccato al panciotto: al Nord non hanno bisogno di fortuna.
Ma lasciamo i due viaggiatori alle prese con la ricerca della malafemmina di cui si è invaghito il nipote e torniamo a noi.
Ovvero al problema che hanno tutti i romani quando devono andare da qualche parte: come fanno ad andare?
Mezzi pubblici insufficienti.
Parcheggi inesistenti.
Non ci si crede, che una metropoli grande e importante come Roma possa avere un problema strutturale così pesante, quello di non sapere come andare da una parte.
Uno poi si abitua, però appena esce fuori un confronto con un’altra città, si afferra lucidamente il lato surreale della situazione.
Altro che Totò e Peppino.
Io ho sempre abitato in quartieri dove non c’era parcheggio.
Dove sto adesso ho risolto con il garage, che è un luogo per me molto importante, che compensa tutte le mancanze con la quantità di servizi che offre.
Servizi non solo legati alla macchina.
Dentro ci tengo pure la bicicletta.
Lì mi faccio consegnare, come fanno tanti clienti, quasi tutti i pacchi.
Da loro passo a fare un saluto, chiedere notizie delle ferie, vedere la fine di una partita.
Sono aperti diciotto ore al giorno per sette giorni a settimana, tutto l’anno. Questo significa che mi è capitato solo due volte di lasciare la macchina per strada.
Ma avevo davvero fatto tardi.

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NEWSLETTER #45 DOUCE FRANCE

Robert Doisneau, La dernière valse du 14 juillet, 1949

Questa è cattiveria.
Quello sbaglia un rigore, il più importante di tutti, fa un disastro e voi siete contenti.
(Come si possa non provare un moto di simpatia nei confronti di chi sbaglia un rigore, io non riesco a capirlo).
E meno male che siamo pure cugini, per quanto d’Oltralpe.
Però i francesi vi stanno antipatici.
Perché sono supponenti.
Ma la loro supponenza, io la chiamo orgoglio nazionale.

«Non, rien de rien / Non, je ne regrette rien / Ni le bien qu’on m’a fait / Ni le mal / Tout ça m’est bien égal / Non, rien de rien / Non, je ne regrette rien / C’est payé, balayé, oublié / Je me fous du passé».

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NEWSLETTER #44 LEGGERE, SCRIVERE E FAR DI CONTO

William Morris, The Strawberry Thief, 1883

Problema n° 1.
Ti devo € 45,00.
Ho una banconota da € 50,00.
Mi dici che non hai € 5,00 di resto, hai solo € 10,00.
Ti do la banconota da € 50,00 + € 5,00, come si dice, in moneta.
Sconcerto.
Ma se ci arrivo io che, come Tosca, vivo d’arte e vivo d’amore = € 55,00 – € 10,00 = € 45,00.
La volta successiva ho di nuovo una banconota da € 50,00, però scrivo sul calendario «credito € 5,00».
Poi ti spiego.

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NEWSLETTER #43 FARE TAPPEZZERIA

Antonio Canova, Ritratto di Paolina Borghese come Venere vincitrice, 1805, part.

Quando si dice: la cattiveria femminile.
L’invidia.
La gelosia.
Una volta Paolina, lei, quella là, la sorella di Napoleone e la moglie del principe Camillo Borghese, dette un ballo al quale dovette invitare una rivale.

Ma prese le sue precauzioni.
Mandò degli emissari e venne a conoscenza del colore dell’abito che avrebbe indossato per l’occasione quella povera donna.
Che, se avesse saputo a che cosa andava incontro, sarebbe rimasta a casa, adducendo casomai una scusa di quelle che le donne trovano facile.
Paolina dette ordine di tappezzare l’intero salone da ballo del medesimo colore del vestito della rivale.
Quando si dice: fare tappezzeria.

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NEWSLETTER #42 NEL GIUGNO DI QUELL’ANNO SI VIDERO MOLTE LUNE

Corto e le due lune

Che i tempi volgano al bastardo, lo si capisce pure dai calendari.
Quello olandese e funzionale che stampava la farmacia sull’Appia, ottimo per le ore della domestica e i corsi e ricorsi degli integratori prescritti in abbondanza dai miei due medici principali, quest’anno non ha visto la luce.
Il calendario dell’altra farmacia era orribile, pieno di medicine e senza i santi.
Quello che mi sono procurata, appena decente, e che ora è appeso in cucina, mi sono accorta dopo tre giorni che non ha le fasi della luna.
Un calendario senza santi e senza luna volge al bastardo.

Sulla prima pagina c’è una mia nota: «La cosa più bella e singolare che abbia letto negli ultimi decenni».
Il romanzo si sviluppa nei libri 1, 2 e 3 per 1.122 pagine, compresi gli indici.
È suddiviso nelle stagioni aprile-settembre e ottobre-dicembre e racconta le vicende di un’assassina seriale e di un professore di matematica che lavora anche come ghost-writer.

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NEWSLETTER #41 PER UN PO’ PIÙ DI LEGGEREZZA

Loïe Fuller

Mi sono mortificata.
Mi sono mortificata perché non avevo mai capito quanto fosse difficile e pesante.
Mi sono mortificata come spero sempre che si mortifichi qualcuno quando capisce che mi è successa una cosa difficile e pesante e quello magari manco se ne era accorto.
Figuriamoci.
Forse ci vuole un film a raccontarlo.
Infatti.
Loïe Fuller nasce Marie Louise Fuller e io l’avevo sempre e solo vista danzare su un palcoscenico, dove si esibiva in abiti che la trascendevano, con maniche lunghissime che coprivano il trucco che c’era sotto: dei bastoni che erano l’anima portante dei suoi movimenti e che, insieme a un sapiente gioco di luci, la facevano sembrare un’apparizione, qualcosa che atteneva al soprannaturale, forse un fenomeno simile a quello incarnato da Nijinsky, che dava l’impressione di levitare.
O forse levitava sul serio.
Questa era per me Loïe Fuller.

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NEWSLETTER #40 LA CANTATA DEL CAFFÈ

Parigi, il caffè del Musée de la Vie Romantique

Le ho provate tutte.
Ho provato tutte le bevande.
Dopo le 18:00 non ho più il problema e passo in modalità alcolica. Il problema ce l’ho prima.
L’orzo e il decaffeinato fanno malato.
La camomilla fa nevrastenico.
La tisana fa mamie.
Il tè, preferisco prenderlo a casa mia: il mio tè, le mie porcellane, la mia colazione.
A proposito di tè, e dell’apertura di questa Newsletter, vi racconto qualcosa.
Ai Giardini della Biennale di Venezia 2015, andai al bar e chiesi un tè.
La barista mi disse che lo avevano finito.
Come si possa finire il tè, ancora me lo chiedo.
Tu puoi finire il pane, il latte, l’insalata.
Ma il tè.
Non solo.
In mostra c’era un’opera di un’artista cubana, Tania Bruguera, che praticamente era un corridoio da attraversare, e le pareti del corridoio erano fatte di bustine di tè.

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NEWSLETTER #39 L’IMPRESSIONE DI NAVIGARE SU UN LAGO DI DESIDERIO

Roland Barthes

L’ho detto e lo ripeto.
Ho smesso di fumare e, da quando ho smesso, non ho più toccato una sigaretta.
Ma se il medico mi dice che ho tre mesi di vita, la prima cosa che faccio è entrare da un tabaccaio e comprare un pacchetto di Marlboro rosse.
Dure.
Ho smesso di fumare da un sacco di tempo, ma se fossi oggi nella situazione di smettere, mi rifiuterei di passare dallo stadio di quella cosa che si chiama sigaretta elettronica, che della sigaretta autentica non ha una delle caratteristiche principali: l’eleganza.
Almeno, così dovrebbe essere.
Non tutti fumano elegantemente, certi sembrano degli ergastolani che, ficcati in un angolo della cella, quasi consumano il filtro.
Altri proprio non sono portati.
Un esempio di questi ultimi è Woody Allen, che, in Manhattan, che ho rivisto per ispirarmi per l’Episodio pilota della Miniserie di giugno American Beauty, dedicata all’arte USA dei primi del XX secolo, a cena da Elaine’s si mette una sigaretta in bocca, dice che il fumo fa venire il cancro ma aggiunge: «sono incredibilmente affascinante con una sigaretta in mano».
Nessuno ci crede.

Invece.

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NEWSLETTER #38 IL RESPIRO AUTENTICO DELLA VITA

Bernardo Bellotto, Autoritratto in costume di nobile veneziano, 1765

Per molto tempo, mi sono svegliata presto la mattina. Contenta.
Non di essere al mondo, ma di andare a fare una cosa che mi piaceva.
Non mi pesavano i treni, il freddo, il caldo, la pioggia, certe volte pure la neve.
Appena le cose sono cominciate a non andare più come prima, svegliarmi la mattina presto era diventata una corvée insostenibile.
Ma non dico niente di nuovo.
La settimana scorsa, tutti i giorni, mi sono svegliata presto la mattina.
Non così presto come quando avevo un treno da prendere, ma ugualmente contenta.
Volevo sentire la rassegna stampa alla radio curata da, si dice così, una delle firme più prestigiose di uno dei nostri quotidiani storici.

Il giornalista è un ossimoro vivente: antipatico, secco, tagliente, sapete quando si dice tranchant; eppure straordinariamente comunicativo.
Strano, perché se uno è antipatico, come fa a essere empatico.

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NEWSLETTER #37 VIANDANTE, NON C’È CAMMINO

Lorenzo Rocco, Illustrazione della Newsletter

Il verbo è seguire.
Infatti si clicca un pulsante blu con su scritto SEGUI.
Seguo vari account Instagram.
Instagram è un social che, come tutto quello che è dentro (ma anche fuori) internet, può essere molto interessante o molto stupido.
Diciamo che se uno sta un po’ attento, qualcosa di buono esce fuori quasi sempre.
Voi prendete l’account che si chiama philosophyissexy. Vi aiuto sciogliendolo un po’: la filosofia è sexy.
Cosa che, a guardare come viene proposta, ci trova d’accordo.
Lei si chiama Marie, è un filosofo che insegna, scrive, è molto attiva sui social, cura dei corsi on line, è sempre sorridente, è feconda e faconda.
Al punto che tutte le mattine pubblica un post lungo e articolato su Instagram. Oggi era già pronto alle 6:50, dunque, lei è una che si sveglia presto.

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