Valentino

Les adieux di Valentino Rossi arrivano alla medesima età di quelli di un’étoile dell’opéra: quarantadue anni.
Gigi Buffon, uno dei portieri di calcio più grandi di ogni tempo, a quarantatré anni ha lasciato la Juventus, la squadra più odiata d’Italia, ed è tornato fra i pali al Parma, da dove aveva cominciato.
Michael Schumacher, prima dell’incidente, ha continuato a correre in Formula 1 rimanendo sempre indietro, io nemmeno avevo capito che era lui, il doppiato.
Sto lì che aspetto che cosa farà Cristiano Ronaldo, trentasei anni, perché come esempio di creatura da laboratorio il calciatore portoghese è unico.
Come si è inventato un corpo, fra l’altro composto ed elegante, potrebbe scollinare il limite del tempo concesso a un atleta del suo livello.
E del livello degli altri citati.
Allora, ha ragione quell’altro Valentino, l’imperatore, quando dice che bisogna lasciare la festa quando c’è ancora molta gente oppure ci sono alternative, panorami, orizzonti, scenari diversi.
Dedico fra l’altro tutte queste considerazioni iniziali a coloro che sostengono che questa gente guadagna un sacco di soldi e che quindi.
Dal loro comportamento mi pare di poter dedurre che i soldi non sono tutto e ne esce confortata la mia teoria secondo la quale il denaro, soprattutto per i calciatori, è ciò che è il successo nel mestiere per i protestanti: la prova dell’approvazione di Dio.
Ma non basta.


Perché se bastasse, Buffon non si sarebbe autoretrocesso in serie B, probabilmente con l’intento di fare qualcuno dei suoi miracoli.
E lasciare tutti con un palmo di naso.
In tanti ripetono che uno sportivo lo sa, che la sua carriera finisce.
Ma mi sembra come quella mia amica che diceva che quando hai un animale vecchio, ti aspetti che muoia.
Poi, però, quando ti muore, non è che il dolore sia meno aspro solo perché sapevi che sarebbe successo.
Mettiamoci pure in tutto questo che tante carriere sportive cominciano per tempo. Accade che un calciatore a diciannove anni si ritrovi a giocare in nazionale in un torneo importante.
Federica Pellegrini, che ha lasciato il nuoto a trentatré anni, a sedici ha partecipato alla sua prima Olimpiade.
Sempre nell’acqua ma più precoce di lei, una cinese di quattordici anni e mezzo ha lasciato il mondo intero a bocca aperta facendo dei tuffi.
Certo, però, che se io fossi la madre di Quan Hongchan, a vedere una figlia di poco più giovane di Butterfly, che di anni ne ha quindici («L’età dei giochi» «…e dei confetti»), se vedessi girarmi intorno quella creatura piatta come una tavola da stiro, la porterei da un medico.
Ma è probabile che dal medico ce l’abbiano portata i dirigenti sportivi cinesi e con l’intento opposto a quello che sarebbe stato il mio, ovvero per rallentarne la crescita.
Cosa che accade anche alle ginnaste, tutte senza seno, senza fianchi, senza ciclo mestruale, ti fanno venire in mente che quella faccenda del corpore sano sia tutta da rivedere.

In quest’ottica di inizi prematuri e di conclusioni dolorose e ritardate, viene da chiedersi una volta di più se non sia l’arte la soluzione di tutto.
Anche Buffon afferisce a questo universo quando si definisce un artista e dice di sé che come un artista vuole mettere in mostra il gesto.
Vediamo così che nuove tessere si aggiungono al nostro mosaico.

Ma dicevamo, arte come soluzione.

Maurizio Pollini è un simpatico.
Non va mai in vacanza senza il suo strumento.
Una volta ha dichiarato ridendo che gli capitava di sentire alla radio qualcuno che suonava il pianoforte e che capiva solo dopo un po’ che era lui stesso.
Quando gli hanno chiesto se non si stancava alla sua età (il maestro è nato nel 1942) a fare la vita che faceva, ha risposto che quando suona gli passa tutto, dolori e stanchezza.
Gioacchino Rossini si ritirò dalle scene a trentasette anni, dopo aver composto il Guglielmo Tell.
Ma la sua carriera non si esaurì. Insieme ipocondriaco, esuberante, depresso, bon vivant, reazionario, rivoluzionario e chissà che l’altro, il musicista pesarese lascia, fra le diverse testimonianze di un talento inesauribile, anche i deliziosi Péchés de vieillesse, una raccolta di 150 pezzi strumentali e vocali.
Solo apparentemente leggeri, spesso ironici e giocosi, quei peccati di vecchiaia, nel volume IV, si occupano di cibo.
Quatre hors d’oeuvre et quatre mendiants comprendono antipasti e dessert: Les radisLes anchoisLes cornichonsLe beurreLes figues sèchesLes amandesLes raisinsLes noisettes, dunque, ravanelli, alici, cetriolini, burro, fichi secchi, mandorle, uva, nocciole.
Descritti da Massimo Mila come «piccole celie pianistiche e vocali», quei peccati per il grande compositore sono anche il coraggio di occuparsi in età adulta di argomenti non del tutto seri come quelli di cui si era occupato in passato, anche quando gli argomenti erano buffi.
Passando all’arte nostra, non sto a ricordare che Picasso è morto a novantuno anni e che ha lavorato fino alla fine.
Vi mostro il suo Autoritratto davanti alla morte, l’ultimo di una serie in cui ha indagato se stesso.

Picasso, Autoritratto davanti alla morte, 1972

Il volto smisurato davanti alle spalle piccole, gli occhi sbarrati, la testa che è insieme un teschio e una maschera.
Non ho mai visto niente di simile, dopo una vita intera di battaglie, questa resa terribile, questa violentissima dichiarazione di amore per ciò che stai per perdere.
(Fosse pure una rete messa fra due pali).
Michelangelo è morto a ottantotto anni.
A vedere la sua produzione finale, niente in lui si era assopito, e sto parlando di quella forza dirompente che si chiama creazione.
Non solo la Pietà Rondanini, che divora i secoli e arriva a toccare la potenza dolorosa di opere del secolo nostro, appena trascorso.

Michelangelo, Pietà Rondanini, 1552

Non solo questo suo capolavoro finale ma anche la cupola di San Pietro, che temeva di non riuscire a voltare (e, infatti, così sarebbe andata e a completarla fu Giacomo Della Porta) e percorreva il cantiere a cavallo, febbrilmente.

Louise Bourgeois incontra a sessantotto anni Jerry Gorovoy, giovane studente d’arte a New York, che lavora part time in una galleria di Soho.

Lui diventerà il suo assistente e avranno una relazione difficile da definire fino alla morte di lei, avvenuta all’età di novantotto anni.

Jerry & Louise

Louise Bourgeois, artista grandissima dal carattere impossibile, gelosa, capace di indagare le pulsioni più profonde, tabù, desideri, perversioni, viene da lui definita come «a mature intelligent woman, flirtatious and fond of black humour, and sometimes…a 12-year-old girl».
Alla morte dell’artista, Jerry Gorovoy ha creato a New York la Easton Foundation, dedicata alla sua opera.

Se cercavamo alternative alla breve, seppure intensa, carriera degli sportivi, eccoci serviti: perché gli artisti hanno carriere ugualmente intense, solo, ben più lunghe.

Si avvicina il Ferragosto, dunque formulo per voi i miei migliori auguri per giorni sereni.
Nella seconda metà del mese vedremo di tornare a parlare di progetti per la stagione ormai in vista.
Per ora, ci prendiamo una pausa.
State bene e tirate i remi in barca il più tardi possibile.

* L’illustrazione di apertura è di Lorenzo Rocco

Lorenzo Rocco per la Newsletter de Il sole al guinzaglio

** L’assistenza tecnica è di Virgilio Piccardi
*** Gira e rigira, fra tutte le cose dedicate alla musica di Rossini che ho letto, le migliori le ho trovate nella Breve storia della musica di Massimo Mila. Pubblicata per la prima volta nel 1946, ancora oggi è di una freschezza e di una facilità di lettura che incantano. Questo tanto per dire che è vero che siamo sommersi di informazioni, ma che poi, stringi stringi, quelle quattro, cinque, dieci fonti alle quali continuiamo ad attingere restano senza confronto
**** Sul mio blog prosegue la serie estiva Replica. Nel caso aveste tempo e voglia di proseguire anche i nostri ragionamenti