
Raphaelle Peale, Venere che sorge dall’acqua – Un inganno (Dopo il bagno), 1822
Selvaggi.
Ma se siete dei selvaggi.
Dalla vetta (dall’abisso) dei miei duemilaottocento anni di storia vi guardo e vedo la vostra inezia, la vostra pagliuzza, questa specie di bagatella che avete prodotto.
Con qualche eccezione, ben inteso.
Trovo divertenti i cocktail, che solo dei selvaggi avrebbero potuto inventare; mi commuovono i grattacieli, che, anche di fronte a ciò che abbiamo eretto noi, hanno comunque una loro bellezza; finché ho fumato, e fumavo Marlboro rosse dure, ho pensato che foste in gamba a fare sigarette, anche se ogni tanto un pacchetto di Gitanes faceva douce France; qualcuno dei vostri scrive molto bene, Hemingway sopra a tutti; fate in modo eccellente il cinema, che, del resto, è una cosa nuova, ma che hanno creato i francesi; i ponti, sì, i ponti, a dirla tutta i vostri ponti sono una meraviglia, non dico meglio di quelli che hanno fatto gli antichi Romani, ma, insomma.
Però.
Cappuccino dopo gli spaghetti e spaghetti mangiati con forchetta e coltello.
Ma fatemi il piacere.
Benvenuti nel mondo di chi sa stare al mondo.
Però, poi.