Dante Gabriel Rossetti, Jane Morris, 1865

Per cominciare, una storietta.
Un giorno mi telefona orripilata la mia migliore amica dall’università e per i quindici anni successivi e mi dice che il suo petit ami si è tagliato la barba.
E che gli è uscito fuori un collo tozzo, taurino, dell’esistenza del quale nessuno aveva mai aveva sospettato niente.
Ma non era lei quella che sosteneva che gli uomini con la barba hanno sempre qualcosa da nascondere e che un uomo bello la barba non la porta?
Finì che quando fu ora di convolare a nozze, lei sposò un altro.
Non ho mai capito se perché lui era poco affidabile o per via del collo.

Voi chiedete a una donna che cosa le piace in un uomo e quella vi risponde «le mani».
Posso anche essere d’accordo, però volendo fare un po’ diverso, vi dico che in un uomo io guardo subito il collo.

E che, a questo proposito, fra una maglia e una camicia non c’è gara.
Una T-shirt sta bene addosso a un under 30, pure sportivo. Per tutti gli altri, la camicia si presenta invariabilmente come un annuncio e una promessa.
(Poi, bisogna vedere di che cosa).

Domenico Gnoli, Girocollo 15 1/2, 1966

Gli uomini sono fatti di dimensioni: numero di scarpa; numero dei calzini; la taglia della camicia, guarda tu, si misura dal collo.
(Di altre dimensioni, qui non parliamo).

L’importanza del collo in un corpo si capisce al volo: si può vivere con una gamba amputata, ma con una testa tagliata dal tronco, proprio non se ne parla.
Ho chiesto al mio medico quale sia la pena di morte più accettabile. Mi ha risposto l’impiccagione: se ben eseguita, provoca lezioni letali agli organi del collo e il decesso è istantaneo.

Per lungo tempo la decapitazione è avvenuta con l’intervento di un boia. Ne sa qualcosa Anna Bolena, la cui storia, più o meno, abbiamo raccontato qui.

Maria Callas interpreta Anna Bolena nell’opera di Donizetti

Si narra che ella, in quella difficile contingenza, non dimenticò la sua incrollabile cortesia.
«Please», disse quando mise la testa sul ceppo.
«Thanks» quando gliela spiccarono dal busto.
Ricordiamocene, noi donne, nel caso dovessimo ritrovarci in un guaio come questo.
È sempre meglio lasciare un buon ricordo, di squisitezza e di capacità di stare al mondo.

In tema di esecuzioni capitali, bisognerebbe premiare per la compassione dimostrata Monsieur  Joseph-Ignace  Guillotin, medicoche inventò la macchina che da lui prende il nome.

Jacques-Louis David, Marie Antoinette condotta alla ghigliottina, 1793

Fra i tanti che affrontarono la ghigliottina, che pare dia una morte relativamente indolore, ci fu Marie Antoinette, la regina di Francia moglie di Louis XVI.  Ve la presento in quel suo triste giorno, il 16 ottobre del 1793, ritratta in un disegno rapido preso al volo da David, grandissimo interprete del Neoclassicismo. Lei, certamente con le mani legate e messa su un carretto, ma sempre a testa alta, proprio come si conviene a una regina, fosse pure ormai senza più trono né speranza.

Guido Crepax, Bianca, 1982

Consoliamoci di queste vicende con un collo accarezzato voluttuosamente, quello di Guido Crepax per Bianca.
Curva meravigliosa di un corpo di donna.

Nel collo, come abbiamo visto, ci sono organi vitali. Io citerei anche quelli che non rientrano in questa categoria ma che sono parecchio sensibili: la tiroide, che regola tutti gli umori, e le corde vocali, che stanno parallele al pavimento nella profondità della gola, che sono due e che sono il mio punto debole.

Il ginocchio del calciatore.

Masolino e Masaccio, Sant’Anna Metterza, 1425

Il collo è fondante nella storia dell’arte.
Quella moderna comincia con un grande interrogativo: chi ha dipinto che cosa nella Sant’Anna Metterza di Masolino e Masaccio.
(Metterza nel senso che lei appare come terza, con in grembo la figlia, che a sua volta tiene il Bambino appoggiato su di lei).
Ebbene, la faccio breve, basta guardare i colli.
Quello della Vergine, magnificamente definito e in grado di far ruotare la testa, ci dice che lì c’è il pennello del più giovane e rivoluzionario Masaccio.

Masolino e Masaccio, Sant’Anna Metterza, 1425, part.

E, a ben guardare, c’è anche un angelo che deve essere di sua mano. Ve lo mostro in un dettaglio.
La seconda figura a destra indossa un abito con una scollatura diversa dalle altre: è rigorosamente calcolata, da essa emerge la testa e il collo è libero, dappertutto circola aria.
Del Bambino nemmeno parliamo, è talmente concreto e pesante che solo un pittore che si era ormai buttato il gotico alle spalle avrebbe potuto dipingerlo.

Il Manierismo porta con sé eleganza e deformazione. E, in quest’ottica, capita che il collo si allunghi.

Parmigianino, Madonna dal collo lungo, 1540

Guardate che meraviglia questa Madonna del Parmigianino, astratta, raffinatissima, commissionata all’artista per una chiesa di Parma con un contratto dai termini duri, per cui la committente si tutelava da un eventuale non completamento dell’opera ipotecando la casa del Maestro.
E il completamento non ci fu.
Parmigianino morì stranito per sue ricerche alchemiche e la storia del dipinto rimane oscura e la Vergine, con questa sua incredibile pettinatura, rimane lì a guardare il suo Bambino, dormiente e stilizzato, con accanto una colonna che non regge niente e una figurina laterale che sembra blaterare nel deserto.

Come è noto, il pittore dei colli è Modigliani, diretto discendente di tutti coloro che sono intervenuti sulle proporzioni del corpo e che le hanno piegate ad altri criteri.

Amedeo Modigliani, Ritratto di Jeanne Hebuterne

Con lui ogni modella assomiglia all’altra, assorbita in una visione superiore.
Con lui, si aprono possibilità nuove, sintetiche, scarnificate, a modo loro geometriche e per qualche verso classiche, come è classico tutto quello che è poco legato alla realtà.
La leggenda dell’artista maledetto, malato, povero, tossico, morto precocemente nella Parigi degli anni ’20, leggendaria anch’essa, riceve il suo suggello dal suicidio di Jeanne, la sua amante, che si buttò dalla finestra, incinta di nove mesi, il giorno dopo la sua scomparsa, che, evidentemente, non era sopportabile.

Sono la persona più preraffaellita che io conosca.
Mi sono laureata un 28 giugno discutendo una tesi di quattrocentodiciannove pagine dedicata a Dante Gabriel Rossetti.
Insieme c’era un album fotografico e le foto, perché tutto, oggi come allora, si tiene, erano state scattate dal ragazzo della barba e del collo, ottimo fotografo.
Poco dopo, visto che mi avevano regalato dei soldi, sono partita per Londra e sono rimasta un mese. 
Lì mi sono accadute cose straordinarie:
1. Sono andata a vedere la casa a Cheyne Walk, Chelsea, dove è vissuto l’artista, segnalata, come le residenze storiche a Londra, dalla placca blu
2. Alla Tate, ancora non Britain, mi hanno aperto i depositi e ho potuto vedere i dipinti di Rossetti non esposti
3. Alla British Library ho avuto il permesso di ordinare le copie delle fotografie originali scattate dall’artista a Jane Morris, moglie del suo allievo William e sua amante. Le foto mi arrivarono a casa nelle settimane successive. Vedete una delle immagini in apertura di questo articolo
4. Al cimitero di Highgate, a nord di Londra, avendo chiesto se potevo vedere la tomba di Rossetti, mi diedero appuntamento per il giorno dopo, quando un incaricato mi aprì la parte vecchia, non utilizzata da decenni, e, indossando, lui, stivali di gomma, fece strada per noi fra le erbacce con una falce. Mi condusse alla sepoltura di famiglia, la medesima che era stata teatro dell’episodio più romantico della Decadenza. Rossetti aveva messo nella bara della moglie Elizabeth Siddal, che si era suicidata ingerendo una dose eccessiva di laudano, il manoscritto delle sue poesie. In una crisi di ispirazione, decise di riesumarla e di recuperarle. Ciò accadde nel corso di una cerimonia notturna e goticissima

Avevo venticinque anni e dovevo decidere che cosa fare di me stessa.
E questo ho fatto.

Dante Gabriel Rossetti, Jane Morris, 1870

Mi sono occupata di un sacco di altre cose, ho frequentato avanti e indietro la storia dell’arte, sono passata attraverso la moda, la fotografia, il design, l’architettura e le arti applicate.
Però il mio lato preraffaellita è rimasto intatto, così come la mia ammirazione per la bellezza che Jane incarnò per Rossetti: i grandi occhi scuri, strani, tristi, profondi; le sopracciglia folte; la bocca piena; i lunghi, pesanti capelli neri ondulati, una massa vera e propria, oggetto di ogni feticismo.
E il lungo collo a colonna, che quasi fatica a sostenere il peso di quella  testa, così misteriosa.

Ci fu una storia d’amore, che dovette essere bella e malinconica.
Così Rossetti descrisse l’amante in un sonetto:
« Le sue braccia giacciono aperte, palpitanti, con la loro folla di pulsazioni confluenti, rare, belle e forti.
E le sue labbra profondamente cariche mi aspettano ora in mezzo ai capelli arricciati che racchiudono la fronte.
Cinque basi largo
e dieci baci lungo
è il suo collo».